Filmare e pubblicare il video di una rissa sui social può essere rischioso in quanto questo gesto ritenuto “semplice” o addirittura automatico, coinvolge delicati elementi che vanno dal diritto di cronaca e della tutela della dignità alla privacy delle persone coinvolte.
Dunque la pubblicazione di un tale contenuto senza cautele può comportare per colui che riprende, la responsabilità di un illecito, con possibili conseguenze sia in sede civile che penale.
Il principio è che la pubblicazione di una rissa tra privati cittadini non deve mai ledere la dignità e la reputazione della persona ritratta, in quanto comporta la violazione del diritto all’immagine che è protetta dal nostro ordinamento e perché l’immagine di una persona non può essere diffusa senza il suo consenso esplicito.
Inoltre esiste anche la protezione dei dati personali tutelata sia dalla normativa europea che nazionale: e quindi la diffusione di un video senza il permesso dei protagonisti costituisce un trattamento illecito di dati personali. Anche se il video è diventato virale e presente su altre piattaforme, ogni nuova condivisione è considerata un’autonoma violazione che causa un nuovo danno alle persone riprese.
Si concretizza l’illecito di diffamazione aggravata se la ripresa offende la reputazione di una delle persone coinvolte, e l’uso dei social come Facebook, Instagram o TikTok costituisce un’aggravante, perché il messaggio offensivo raggiunge rapidamente un numero indeterminato di persone.
Come pure, il video che mette in ridicolo o umilia un minore può configurare un atto di cyberbullismo per il quale la normativa in materia consente al minore che ha compiuto 14 anni, o ai suoi genitori, di richiedere direttamente alla piattaforma social la rimozione del contenuto e qualora il gestore non provveda, ci si può rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali.
Viceversa se a pubblicare il video è un altro minorenne, la responsabilità civile per i danni ricade sui suoi genitori che possono essere chiamati a risarcire i danni per non aver educato il figlio al rispetto della privacy e della dignità altrui.
La conseguenza per chi pubblica illecitamente un video è il risarcimento dei danni causati alle persone ritratte: danno non patrimoniale cioè il danno alla persona, alla sua reputazione, alla sua privacy e alla sua dignità, e danno patrimoniale cioè il pregiudizio economico che deriva dallo sfruttamento non autorizzato dell’immagine.
Per quantificarlo, la giurisprudenza utilizza dei criteri per stabilire una cifra equa.
