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La malattia del dipendente ed il rapporto di lavoro: diritti e doveri

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La malattia del dipendente ed il rapporto di lavoro: diritti e doveri

Il lavoratore che riceve una diagnosi di depressione o esaurimento nervoso, deve fare attenzione alle uscite da casa. Ovviamente di fronte ad una prescrizione medica precisa, l’attività esterna non è più vista come un abuso soprattutto se lo specialista ha sconsigliato la permanenza fissa in casa e se l’attività esterna sia parte di un comportamento diligente orientato al recupero dell’equilibrio e dunque alla guarigione.

Questi concetti sono confermati dalla giurisprudenza che ha chiarito come non esista un obbligo generale di permanenza in casa e coloro che soffrono di una patologia come la sindrome depressiva, traggono benefici dai contatti con il contesto esterno.

Questo concetto è stato rinforzato dalla legge n. 106 del 18/7/2025, secondo cui la malattia è un periodo “utile” per conservare il benessere complessivo della persona.

Il lavoratore deve sempre agire secondo i principi di correttezza e buona fede: uscire per una passeggiata o partecipare a un evento sociale è lecito se questo comportamento è coerente con il percorso di cura stabilito.

Infatti, al lavoratore oltre al certificato del medico di base serve una certificazione specialistica che non deve limitarsi alla diagnosi, ad esempio, di “depressione”: lo psichiatra deve andare nello specifico e chiarire che il dipendente deve uscire di casa e partecipare a incontri sociali per evitare l’isolamento

Ma è ovvio considerare che esistono situazioni in cui il comportamento del dipendente sia incompatibile con lo stato di salute dichiarato e che, lo stesso, metta in atto una vera e propria simulazione.

E’ ammesso che l’azienda possa incaricare un’agenzia investigativa per documentare questi fatti, ma l’agenzia deve rispettare paletti rigorosi: a fronte di un preciso mandato conferito dal datore di lavoro, il detective non può fare accertamenti sanitari, o non può dire se un lavoratore sia “guarito” o meno. Il suo compito è solo quello di descrivere fatti oggettivi che il lavoratore compie: gli spostamenti, il tempo trascorso, gli sforzi fisici per finire alle relazioni sociali intrattenute.

Pertanto, in caso di comportamenti non corretti il datore di lavoro può procedere con il licenziamento per giusta causa, poiché viene meno il legame di fiducia fondamentale nel rapporto di lavoro.

La valutazione viene fatta dal giudice con un criterio che tiene conto se la condotta del lavoratore sia logicamente incompatibile con la malattia certificata.