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Il gratuito patrocinio, sia in ambito civile che penale, aiuta a rendere concreto il diritto alla difesa per tutti

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Il gratuito patrocinio, sia in ambito civile che penale, aiuta a rendere concreto il diritto alla difesa per tutti

Il patrocinio a spese dello Stato è un istituto che garantisce assistenza legale a chi non può permettersela: dunque il diritto alla difesa è un principio fondamentale del nostro ordinamento ed è accessibile anche a chi non ha risorse economiche per sostenerlo.
Il Testo unico in materia di spese di giustizia, il D.P.R. n. 115 del 2002 definisce le regole per l’accesso al patrocinio a spese dello Stato anche se nel corso del tempo la sua applicazione pratica ha generato problematiche e complessità attuative.
La giurisprudenza è intervenuta più volte per chiarire alcune interpretazioni sui criteri di liquidazione dei compensi e sulle procedure di recupero del credito da parte dei legali.
In particolare la Sentenza n. 10 del 2022 della Corte Costituzionale ha rappresentato un passaggio fondamentale, in quanto ha esteso la tutela anche alla fase di mediazione obbligatoria e riaffermando la centralità del diritto alla difesa per i non abbienti.
Allo stesso modo, le decisioni della Corte di Cassazione continuano a delineare con precisione i confini procedurali, specificando le competenze giurisdizionali e i doveri delle parti, al fine di garantire un equilibrio tra i diritti dei cittadini, le prerogative dei professionisti e le esigenze dell’Erario.
Il percorso per il pagamento dell’onorario dell’avvocato che assiste una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato dovrebbe essere il più rapido possibile: il provvedimento con cui il giudice liquida il compenso, tecnicamente detto “decreto di pagamento” deve essere un atto separato e distinto dalla sentenza o dal provvedimento che conclude la causa.
Quindi il giudice non deve attendere la fine del processo per decidere sul compenso e una volta che una persona è stata ammessa al beneficio, non è necessario effettuare ulteriori controlli fiscali per liquidare il compenso, evitando così inutili ritardi.
Altro caso riguarda il difensore d’ufficio nel processo penale che viene nominato dal giudice a chi non ne ha uno di fiducia: non sempre l’assistito ha diritto anche al gratuito patrocinio. Ma se l’imputato non paga la parcella, l’avvocato può recuperare il suo credito dallo Stato, seguendo una procedura specifica per cui non è tenuto a dimostrare che il suo assistito è completamente nullatenente.
Lo Stato anticipa la somma al difensore e cercherà di recuperarla dall’imputato insolvente.
Una possibilità interessante per gli avvocati che vantano crediti nei confronti dello Stato per l’attività di patrocinio a spese dello Stato è quella della compensazione con i propri debiti fiscali. Questa opportunità è valida anche per i crediti maturati dal difensore d’ufficio nel processo penale, quando l’avvocato ha tentato senza successo di recuperare il proprio onorario.
Il giudice che deve decidere sull’importo da liquidare a un avvocato per un’attività svolta in regime di gratuito patrocinio può fare riferimento all’orientamento della Corte di Cassazione secondo cui non è sufficiente un generico riferimento alle tariffe professionali in quanto il giudice ha il dovere di motivare la sua decisione, considerare l’impegno professionale che il caso specifico ha richiesto: complessità della questione, numero di udienze, la qualità e la quantità degli atti scritti.