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	<title>Avvocato Bari &#124; Studio Legale - Giuseppe PepeLavoro, Fisco e Previdenza Sociale &#124;</title>
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		<title>La malattia del dipendente ed il rapporto di lavoro: diritti e doveri</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2026 11:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoratore che riceve una diagnosi di depressione o esaurimento nervoso, deve fare attenzione alle uscite da casa. Ovviamente di fronte ad una prescrizione medica precisa, l’attività esterna non è più vista come un abuso soprattutto se lo specialista ha sconsigliato la permanenza fissa in casa e se l’attività esterna sia parte di un comportamento.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoratore che riceve una diagnosi di depressione o esaurimento nervoso, deve fare attenzione alle uscite da casa. Ovviamente di fronte ad una prescrizione medica precisa, l’attività esterna non è più vista come un abuso soprattutto se lo specialista ha sconsigliato la permanenza fissa in casa e se l’attività esterna sia parte di un comportamento diligente orientato al recupero dell’equilibrio e dunque alla guarigione.</p>
<p>Questi concetti sono confermati dalla giurisprudenza che ha chiarito come non esista un obbligo generale di permanenza in casa e coloro che soffrono di una patologia come la sindrome depressiva, traggono benefici dai contatti con il contesto esterno.</p>
<p>Questo concetto è stato rinforzato dalla legge n. 106 del 18/7/2025, secondo cui la malattia è un periodo “utile” per conservare il benessere complessivo della persona.</p>
<p>Il lavoratore deve sempre agire secondo i principi di correttezza e buona fede: uscire per una passeggiata o partecipare a un evento sociale è lecito se questo comportamento è coerente con il percorso di cura stabilito.</p>
<p>Infatti, al lavoratore oltre al certificato del medico di base serve una certificazione specialistica che non deve limitarsi alla diagnosi, ad esempio,  di “depressione”: lo psichiatra deve andare nello specifico e chiarire che il dipendente deve uscire di casa e partecipare a incontri sociali per evitare l’isolamento</p>
<p>Ma è ovvio considerare che esistono situazioni in cui il comportamento del dipendente sia incompatibile con lo stato di salute dichiarato e che, lo stesso, metta in atto una vera e propria simulazione.</p>
<p>E’ ammesso che l’azienda possa incaricare un’agenzia investigativa per documentare questi fatti, ma l’agenzia deve rispettare paletti rigorosi: a fronte di un preciso mandato conferito dal datore di lavoro, il detective non può fare accertamenti sanitari, o non può dire se un lavoratore sia “guarito” o meno. Il suo compito è solo quello di descrivere fatti oggettivi che il lavoratore compie: gli spostamenti, il tempo trascorso, gli sforzi fisici per finire alle relazioni sociali intrattenute.</p>
<p>Pertanto, in caso di comportamenti non corretti il datore di lavoro può procedere con il licenziamento per giusta causa, poiché viene meno il legame di fiducia fondamentale nel rapporto di lavoro.</p>
<p>La valutazione viene fatta dal giudice con un criterio che tiene conto se la condotta del lavoratore sia logicamente incompatibile con la malattia certificata.</p>
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		<title>I limiti al potere di controllo del datore di lavoro sul lavoratore</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 09:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie e altre novità]]></category>

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		<description><![CDATA[La questione legata alla lettura da parte del datore di lavoro delle email aziendali del lavoratore è articolata in quanto si tratta trovare un equilibrio tra il diritto del datore di lavoro a tutelare la sua azienda ed il diritto alla riservatezza del lavoratore. Effettuare un controllo è possibile ma con condizioni stabilite da leggi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La questione legata alla lettura da parte del datore di lavoro delle email aziendali del lavoratore è articolata in quanto si tratta trovare un equilibrio tra il diritto del datore di lavoro a tutelare la sua azienda ed il diritto alla riservatezza del lavoratore.<br />
Effettuare un controllo è possibile ma con condizioni stabilite da leggi e sentenze: la disciplina fa riferimento all’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, la L. n. 300/1970, che distingue nettamente tra due strumenti:  quello di controllo con le telecamere che richiedono un accordo sindacale o un’apposita autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro, e quelli di lavoro, come il computer con la casella email oppure lo smartphone.<br />
C’è da differenziare tra la casella di posta elettronica aziendale che rappresenta uno strumento di lavoro con l’account di posta personale a cui il lavoratore accede tramite gli strumenti aziendali.<br />
La posta aziendale a certe condizioni, può essere oggetto di controllo, la seconda è considerata un’estensione della sfera privata della persona, un vero e proprio “domicilio informatico” secondo quanto sostenuto dal Garante per la protezione dei dati personali.<br />
Il controllo sulla posta elettronica aziendale è legale, se il datore di lavoro redige e comunica a tutti i dipendenti un disciplinare chiaro e dettagliato che specifichi gli elementi essenziali per rendere il lavoratore pienamente informato e consapevole sui controlli stessi.<br />
L’azienda può effettuare dei controlli per garantire la sicurezza dei sistemi informatici e per verificare il corretto adempimento della prestazione, deve specificare i modi di utilizzo della posta elettronica con i comportamenti consentiti e quelli vietati e infine indicare le procedure con cui i controlli possono essere svolti.<br />
In caso di un controllo effettuato in violazione delle regole la conseguenza è l’inutilizzabilità processuale delle prove raccolte: infatti qualora il datore di lavoro accede alle mail del dipendente senza una adeguata informativa, non potrà utilizzare le stesse informazioni per motivare una sanzione disciplinare o un licenziamento.<br />
 L’accesso del datore di lavoro a un account di posta elettronica privato è sempre vietato, anche se è stato consultato dal computer dell’ufficio: questa azione è illecita dal punto di vista della privacy, può essere considerato il reato di accesso abusivo al sistema informatico.</p>
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		<title>Le spese che rientrano nel mirino dell&#8217;agenzia delle entrate e che possono far scattare un accertamento fiscale</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 06:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Agenzia delle Entrate utilizzando una serie di controlli incrociati, sa tutto dei contribuenti: datore di lavoro, guadagni o importo della pensione percepita, viaggi all’estero, o spese che superano le possibilità economiche in considerazione delle entrate. Il Fisco ha accesso diretto a tutti i rapporti finanziari e alle movimentazioni sui conti correnti, sia in entrata che.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia delle Entrate utilizzando una serie di controlli incrociati, sa tutto dei contribuenti: datore di lavoro, guadagni o importo della pensione percepita, viaggi all’estero, o spese che superano le possibilità economiche in considerazione delle entrate.</p>
<p>Il Fisco ha accesso diretto a tutti i rapporti finanziari e alle movimentazioni sui conti correnti, sia in entrata che in uscita.</p>
<p>Con le Leggi di Bilancio, il Governo mira, da tempo, ad effettuare controlli sempre più serrati contro gli evasori fiscali.</p>
<p>Tutti i contribuenti possono essere soggetti ai controlli fiscali, ma con maggiore probabilità sono i professionisti i più sottoposti agli accertamenti fiscali in quanto i redditi dei lavoratori dipendenti sono già tassati in busta paga, mentre i professionisti potrebbero anche tentare di non dichiarare i redditi reali.</p>
<p>Gli strumenti utilizzati dall’Agenzia delle Entrate sono il redditometro, i controlli incrociati tra giacenze e movimenti di conto corrente con i redditi e i patrimoni dichiarati dal contribuente stesso.</p>
<p>L’Agenzia dispone di poteri notevoli, che sono rappresentati in massima parte dalla mole di dati ed informazioni che il Fisco raccoglie e conserva su ogni tipo di soggetto economico, persone fisiche, imprese e lavoratori autonomi , e che consentono di “mirare” efficacemente le categorie da attenzionare, per individuare i casi specifici da sottoporre a controllo e verifica fiscale.</p>
<p>Le spese più controllate sono quelle che l’Agenzia delle Entrate considera troppo alte rispetto ai redditi dichiarati dal contribuente. In particolare ci sono: i canoni di locazione di un immobile, le          auto di lusso, i viaggi, i lavori di manutenzione dell’appartamento, le visite specialistiche, l’importo del mutuo per l’acquisto di un’immobile, i centri benessere e cura della persona ed i ristoranti</p>
<p>Ovviamente le spese non conformi alle proprie entrate possono far scattare un campanello d’allarme, anche per chi non è un libero professionista.</p>
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		<title>Vendere una casa a un corrispettivo inferiore al prezzo di mercato comporta rischi e problemi</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 08:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Casa & Diritto condominiale]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La vendita di un immobile a prezzo simbolico è rischiosa in quanto è legata sia a una questione di carattere fiscale che di diritto successorio. Nel nostro ordinamento esiste il principio di autonomia negoziale in base al quale ciascuno è libero di concludere un contratto alle condizioni che più ritiene vantaggiose e convenienti con il.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La vendita di un immobile a prezzo simbolico è rischiosa in quanto è legata sia a una questione di carattere fiscale che di diritto successorio.</p>
<p>Nel nostro ordinamento esiste il principio di autonomia negoziale in base al quale ciascuno è libero di concludere un contratto alle condizioni che più ritiene vantaggiose e convenienti con il consenso dell’altra parte.</p>
<p>Questo principio vale anche in materia immobiliare.</p>
<p>Le parti sono, quindi, libere di regolare il prezzo della vendita per come meglio credono: il venditore, fermo restando il consenso dell’acquirente, può cedere il bene dietro il corrispettivo che preferisce, anche se di molto inferiore a quello di mercato.</p>
<p>Sotto un aspetto civilistico, dunque, la vendita di immobile a prezzo simbolico è pienamente lecita così come lo è la completa donazione.</p>
<p>Ma, questo comportamento può generare due ordini di problemi quando costituisce solo una via “traversa” per aggirare altri obblighi imposti dalla legge: obblighi cioè di natura fiscale e di natura successoria.</p>
<p>Infatti le imposte sulla cessione dell’immobile vengono calcolate in base al prezzo di vendita, che corrisponde poi al valore di mercato del bene come per l’Iva che va corrisposta al venditore ed è pari al 10% del prezzo. Più è basso il prezzo, quindi, meno l’acquirente paga all’erario. Il vantaggio è anche per il venditore che, dichiarando un utile inferiore, verserà meno imposte sul reddito.</p>
<p>In caso di donazione, invece, le cose vanno diversamente poiché l’imposta di registro viene misurata sulla base del valore catastale. Stesso discorso per le vendite tra privati, non soggette ad Iva, ma ad imposta di registro: anche qui, in base alla regola del cosiddetto prezzo valore, l’imposta di registro si calcola sulla base dal valore catastale del bene, a prescindere dal corrispettivo pattuito nell’atto di vendita.</p>
<p>Pertanto è facile comprende che una vendita a prezzo simbolico può essere vista come un’evasione fiscale: il Fisco presume che nessuno venderebbe una casa a un importo irrisorio subendone una sostanziosa perdita. Se davvero volesse eseguire un atto di generosità potrebbe donarla. Sicché, quel prezzo simbolico serve proprio per evitare la tassazione della donazione e gestire l’imposizione fiscale con il minor peso possibile per le parti. Chiaramente, il prezzo simbolico è solo formale: a fronte di quanto dichiarato nell’atto, viene versato un ulteriore corrispettivo in contanti, senza farlo transitare dai conti correnti per non renderlo tracciabile.</p>
<p>Dunque, se il corrispettivo di vendita viene occultato, anche in parte, le imposte di registro, ipotecaria e catastale saranno calcolate su quanto effettivamente pattuito e non più sul valore catastale; inoltre, si applicherà una sanzione dal 50% al 100% della differenza tra l’imposta dovuta e quella già applicata.</p>
<p>Se, invece, nell’atto è indicato un valore catastale inferiore rispetto a quello che deriva dalla corretta applicazione del coefficiente stabilito dalla legge, la regola del prezzo-valore non viene disapplicata. In questo caso, infatti, l’Agenzia delle Entrate non effettua l’accertamento sul valore di mercato dell’immobile, ma richiede la maggiore imposta che deriva dall’applicazione del corretto valore catastale.</p>
<p>Anche la vendita a un prezzo simbolico ad uno degli eredi espone l’acquirente alla possibile rivalsa degli eredi che non abbiano visto rispettare le rispettive quote di legittima.</p>
<p>La donazione è un atto che, entro 10 anni dal decesso del donante, può essere revocato dagli eredi legittimari, coniuge e figli, che siano stati danneggiati da tale atto ossia che abbiano ricevuto una quota di eredità inferiore rispetto a quella loro riservata dalla legge.</p>
<p>Agli eredi danneggiati è consentito agire con l’azione di simulazione o con la revocatoria. La prima si esperisce entro 10 anni, mentre la seconda in 5 anni.</p>
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		<title>È prevista la pena detentiva e non quella pecuniaria per l&#8217;evasore insolvente</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 08:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[ Escluse anche le attenuanti generiche nonostante la crisi di liquidità dell&#8217;azienda &#160; La Cassazione con una sentenza pubblicata di recente, ha sancito che l’imputato per evasione fiscale insolvente non è meritevole della conversione della pena detentiva in quella pecuniaria; se così fosse, del resto, ciò vanificherebbe ogni effetto deterrente delle sanzioni penali. Il nullatenente, infatti,.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Escluse anche le attenuanti generiche nonostante la crisi di liquidità dell&#8217;azienda</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Cassazione con una sentenza pubblicata di recente, ha sancito che l’imputato per evasione fiscale insolvente non è meritevole della conversione della pena detentiva in quella pecuniaria; se così fosse, del resto, ciò vanificherebbe ogni effetto deterrente delle sanzioni penali.</p>
<p>Il nullatenente, infatti, non subirebbe né la limitazione di libertà del carcere, né la multa.</p>
<p>Ed è stata la stessa Cassazione a stabilire che il giudice, nell’applicare la pena al colpevole, valuta anche l’eventuale inefficacia della sanzione.</p>
<p>Chi viene condannato penalmente per il reato evasione fiscale e non ha soldi per pagare la pena pecuniaria, dovrà per forza subire la detenzione e non ha neanche diritto alle attenuanti generiche. Insomma, doppia beffa per l’imprenditore o il professionista che attraversa una crisi di liquidità e che non ha adempiuto gli obblighi col Fisco.</p>
<p>In relazione allo sconto di pena, invece, e al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, ad avviso dei Supremi giudici non si può invocare la difficoltà finanziaria quando si tratta di evasione di Iva. Le somme, infatti, incassate a titolo di Iva non sono della società, bensì dell’Erario, e quindi non destinabili ad altri ﬁni.</p>
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		<title>Novità per l&#8217;Agenzia delle Entrate: oggetto di accertamento non sarà più chi preleva tanti contanti dalla banca, ma chi non ne preleva per niente</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2019 08:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver ottenuto il via libera dal Garante della privacy, sta per entrare a regime la Super Anagrafe dei conti correnti: l’Agenzia delle Entrate confermata l’avvio delle procedure di controllo sui prelievi dal conto corrente per le persone fisiche. C&#8217;è una novità in questo strumento:   l’accertamento fiscale non è più mirato a chi esegue sostanziosi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver ottenuto il via libera dal Garante della privacy, sta per entrare a regime la Super Anagrafe dei conti correnti: l’Agenzia delle Entrate confermata l’avvio delle procedure di controllo sui prelievi dal conto corrente per le persone fisiche.</p>
<p>C&#8217;è una novità in questo strumento:   l’accertamento fiscale non è più mirato a chi esegue sostanziosi prelievi dalla banca, ma , al contrario, verso chi, invece, non ne effettua per niente.</p>
<p>In pratica il sospetto di evasione fiscale si rivolgerà nei confronti di quei contribuenti che lasciano intatto il proprio deposito bancario, dimostrando di avere contanti con cui vivere: è proprio la lotta ai contanti che ha ispirato l’avvio di questa nuova &#8220;filosofia&#8221;. Non a caso, il software in grado di calcolare i risparmi detenuti sul conto, facendo un parametro con il reddito percepito.</p>
<p>Nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate rileverà un risparmio eccessivo rispetto ai redditi dichiarati dal contribuente, potrà sospettare che ciò sia stato determinato dalla disponibilità di contanti sfuggita alla dichiarazione dei redditi e, quindi, presumibilmente, da un’evasione fiscale. Per cui l’ufficio delle imposte invierà al correntista un invito a presentarsi personalmente o a mezzo del suo difensore per chiarire , anche con una memoria scritta, la propria posizione.</p>
<p>Dunque spetterà al contribuente dimostrare che i soldi con cui ha potuto mantenere la famiglia, lasciando così intonso il conto corrente, derivano da disponibilità lecite, percepite al netto delle tasse, come una vincita al gioco, o non tassabili e, quindi, da non indicare nella dichiarazione dei redditi come un risarcimento o una eredità. Peraltro la certificazione scritta è l’unica prova che, in caso di accertamento, può essere presentata e accolta dinanzi a una commissione tributaria.</p>
<p>Il nuovo meccanismo del redditometro si avvarrà anche della possibilità, per l’Agenzia delle Entrate, di controllare i saldi dei conti correnti di tutti i contribuenti, in modo da essere più incisivo e immediato nell&#8217;individuare gli evasori o presunti tali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Attenzione alle conseguenze penali per una finta separazione tesa ad ottenere la pensione sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 05:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La pensione sociale spetta solo se il reddito di ciascun coniuge non supera determinati limiti fissati dalla legge. Per beneficiare della pensione sociale, la legge richiede che i cittadini italiani e stranieri siano in possesso di requisiti come: 67 anni di età; cittadinanza italiana, o cittadinanza di un Paese europeo, residenza effettiva e continuativa per.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La pensione sociale spetta solo se il reddito di ciascun coniuge non supera determinati limiti fissati dalla legge.</p>
<p>Per beneficiare della pensione sociale, la legge richiede che i cittadini italiani e stranieri siano in possesso di requisiti come: 67 anni di età; cittadinanza italiana, o cittadinanza di un Paese europeo, residenza effettiva e continuativa per almeno 10 anni nel territorio italiano; reddito non superiore a 5.954 euro annui, se il richiedente non è sposato o è separato; reddito non superiore a 11.908 euro annui, se il richiedente è coniugato.</p>
<p>I redditi che rilevano ai fini del diritto alla pensione sociale sono:   i redditi propri e del coniuge, al netto delle imposte e dei contributi, nonché agli assegni alimentari corrisposti secondo le norme del Codice civile e le pensioni di guerra. Altri redditi sono esenti.</p>
<p>Potrebbe dunque verificarsi il caso di una coppia che si separa per finta: una separazione fittizia allo scopo di beneficiare della pensione in quanto chi è separato ha maggiori probabilità di ricevere la pensione sociale in quanto l’assegno spetta in misura piena solo se il reddito proprio e quello del coniuge sono pari a zero.</p>
<p>I casi di separazioni fittizie sono sempre più frequenti ma non sempre è possibile distinguere una separazione reale da una fittizia.</p>
<p>Ciò che la legge vieta, ovviamente, è l’intento fraudolento: se lo scopo della separazione fittizia è quello appunto di frodare lo Stato, al fine di percepire una pensione a cui non si ha diritto, allora la coppia potrebbe ritrovarsi a subire un procedimento penale che in caso di condanna comporta anche l’obbligo di restituzione di tutte le somme indebitamente percepite.</p>
<p>Peraltro l’Inps opera un monitoraggio continuo al fine di prevenire situazioni del genere.</p>
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		<title>Anche le carte di credito ricaricabili sono pignorabili</title>
		<link>https://www.avvocatopepe.it/anche-le-carte-di-credito-ricaricabili-sono-pignorabili/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 06:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[Burocrazia, Atti Giudiziari, Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La carta di credito prepagata   serve per utilizzare il denaro che il titolare ha già depositato in banca in un momento precedente:  però, a differenza delle comuni carte di credito, non è collegata a un conto corrente, ma attinge da una riserva che il cliente ricostituisce di volta in volta, presso la banca, e all’occorrenza..]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La carta di credito prepagata   serve per utilizzare il denaro che il titolare ha già depositato in banca in un momento precedente:  però, a differenza delle comuni carte di credito, non è collegata a un conto corrente, ma attinge da una riserva che il cliente ricostituisce di volta in volta, presso la banca, e all’occorrenza.</p>
<p>Si tratta di una specie di portafogli virtuale, da riempire quando se ne ha bisogno e,  per questo, la carta di credito prepagata può ospitare una limitata quantità di denaro: in sostanza attesta un deposito di denaro presso la banca, accantonato in uno speciale “fondo”</p>
<p>Qualora  il creditore intenda pignorare il conto corrente di una persona, notifica l’atto alla banca: si tratta di un atto molto generico, in cui chiede il blocco non già di uno specifico conto, ma di tutti i rapporti in essere tra l’istituto di credito e il suo cliente, a prescindere dalla forma contrattuale. Vengono quindi pignorati, a seguito di tale atto, tutti i depositi in banca, a prescindere dal nome che si voglia loro dare.   Non c’è quindi alcun bisogno che il creditore indichi il numero di conto corrente o il tipo di libretto di risparmio eventualmente intestato al debitore affinché il pignoramento si estenda anche ad essi.</p>
<p>Questo implica che anche i soldi depositati per la ricarica della carta di credito prepagata vengono automaticamente bloccati dalla banca, a seguito del ricevimento dell’atto di pignoramento notificato dal creditore, per essere poi girati a quest’ultimo dopo l’udienza che si svolge in tribunale, tipica della procedura di pignoramento presso terzi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le carte di credito ricaricabili possono essere pignorate, o meglio, ad essere pignorata non è tanto la carta in sé per sé, ma i soldi che ad essa afferiscono e che si trovano in banca. Non c’è alcun bisogno che il creditore chieda alla banca se il debitore è titolare di carte di credito prepagate affinché la relativa disponibilità venga bloccata. Come detto, questo è un effetto automatico che scaturisce già dalla notifica del generico atto di pignoramento presso terzi.</p>
<p>Quindi, anche se il creditore non sa che il debitore ha delle carte di credito prepagate, queste verranno ugualmente bloccate dalla banca.</p>
<p>Sul come il creditore riesca  a sapere presso quale banca il debitore ha depositato i soldi c&#8217;è da considerare che, a differenza del passato, oggi  tali dati sono pubblici: ciascun creditore, dopo aver notificato l’atto di precetto al debitore, può farsi autorizzare dal presidente del tribunale ad accedere all’anagrafe tributaria, e segnatamente all’archivio dei rapporti finanziari, in uso all’Agenzia delle Entrate, per conoscere il nome dell’istituto di credito ove il debitore ha il rapporto bancario. In questo modo, si riesce a  notificare l’atto di pignoramento  a colpo sicuro.</p>
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		<title>Il tempo speso su Facebook, Whatsapp, Youtube o le offese all&#8217;azienda o al datore di lavoro, possono costare il licenziamento</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 05:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologie e altre novità]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono diventate numerose le sentenze che affrontano il rapporto tra ambiente lavorativo e uso dei cellulari per la navigazione in internet per fini personali e per divertimento: in caso di uso dei social durante il lavoro, si rischia il posto. Sicuramente la navigazione su internet per fini privati è vietata sia quando avviene tramite il.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono diventate numerose le sentenze che affrontano il rapporto tra ambiente lavorativo e uso dei cellulari per la navigazione in internet per fini personali e per divertimento: in caso di uso dei social durante il lavoro, si rischia il posto.</p>
<p>Sicuramente la navigazione su internet per fini privati è vietata sia quando avviene tramite il computer dell’ufficio che con il tablet o lo smartphone personale: non è tanto il supporto, infatti, ad essere la causa dell’illecito disciplinare quanto il tempo sottratto alle proprie mansioni lavorative</p>
<p>Anche l’uso della connessione a internet dell’azienda può essere causa di illecito, come nel caso di chi usa la rete wi-fi aziendale per commettere reati:   scaricare file musicali coperti dal diritto d’autore mettendo così a rischio la stessa azienda. Con una recente sentenza la Cassazione ha ritenuto legittimo licenziare il dipendente che scaricava film porno sul proprio computer utilizzando la rete del datore di lavoro.</p>
<p>Secondo la Corte il datore può far ispezionare il computer in dotazione al dipendente e licenziarlo se scopre che vi ha scaricato video pornografici, anche perché l’azienda rischierebbe un procedimento penale laddove i filmati dovessero riguardare minorenni, cioè materiale pedopornografico.</p>
<p>Si tenga peraltro conto che il datore può mettere sotto controllo cellulari, pc e tablet aziendali dati in comodato ai propri dipendenti senza che ci sia alcuna violazione né della privacy, né dello Statuto dei lavoratori.</p>
<p>Se, nonostante il divieto, il dipendente dovesse usare Facebook dal proprio cellulare, la sua condotta verrebbe comunque ritenuta irregolare e punita sulla base del tempo trascorso sul social. Si passa dalle sanzioni più leggere, come il richiamo verbale, l’ammonizione scritta, la multa e la sospensione dal lavoro, al licenziamento. La Cassazione, di recente, ha confermato il licenziamento alla segretaria che stava sempre su Facebook dal computer aziendale.</p>
<p>Anche le foto sul profilo sono una prova: il datore di lavoro può utilizzare le foto postate su Instagram da un dipendente assente con permesso, per provare che, in realtà, egli era intento ad attività per nulla compatibili con le giustificazioni fornite al datore: chi è assente per malattia e invece si fa un selfie in palestra, chi sta usufruendo delle giornate di permesso retribuito della legge 104 per assistere un parente disabile e che invece fotografa un panorama durante una gita.</p>
<p>Ma la Cassazione non da tutto per scontato: infatti la foto potrebbe essere anche tratta da un archivio di immagini del cellulare scattate in un momento precedente.</p>
<p>Per cui, ribadiscono i giudici supremi, non si può licenziare il dipendente malato solo perché ha pubblicato una foto che dimostrerebbe il suo stato di salute: il controllo delle assenze dal lavoro può essere effettuato soltanto con la visita fiscale e dunque l’azienda deve rivolgersi al medico di controllo dell’Inps se reputa che sia simulata la patologia lamentata dal prestatore d’opera . L’articolo 5 dello Statuto dei lavoratori, infatti, vieta gli accertamenti da parte del datore sull’idoneità dell’infermità per malattia o infortunio del dipendente.</p>
<p>Infine un dipendente che intende parlare dell’azienda presso cui lavora è tenuto ad usare un linguaggio moderato e rispettoso: anche il solo partecipare a un forum di discussioni in cui si parla male del datore o dei suoi prodotti può costare il posto.</p>
<p>Secondo la Cassazione si può essere licenziati per un like: tutte le volte in cui l’utente di Facebook, dimostrando con il proprio commento di condividere la critica di altri e le forme espressive illecite usate da altri, può essere condannato.</p>
<p>Scatta dunque il licenziamento per chi, su internet, parla male dell’azienda.</p>
<p>Allo stesso modo non è consentito parlare male del datore, altrettanto non è permesso sparlare su Facebook dei colleghi. Non solo perché, così facendo, si rischia una querela per diffamazione ma anche perché si mina alla serenità del lavoro d’ufficio e quindi si pregiudica la produttività.</p>
<p>Ecco perché in questi caso la sanzione per l’incompatibilità ambientale può essere il trasferimento o, nei casi più gravi, lo stesso licenziamento. E, come chiarito dalla Cassazione, la diffamazione scatta anche se le offese non hanno un destinatario ben individuato con nome e cognome: il semplice riferimento generico, che consenta tuttavia di individuare il destinatario delle frasi ingiuriose, è vietato.</p>
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		<title>La prescrizione per le fatture si riduce da cinque a tre anni. Un vantaggio per i consumatori</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 06:59:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela del consumatore]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul sito dell’Arera, l’Autorità garante per la luce, l’acqua e il gas, è stato pubblicato un importante comunicato: dal 1° gennaio 2019 cambia la prescrizione per le bollette. Le società che forniscono l’energia elettrica, il servizio idrico e il gas non potranno più richiedere pagamenti per debiti pregressi se sono trascorsi più di due anni:.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sul sito dell’Arera, l’Autorità garante per la luce, l’acqua e il gas, è stato pubblicato un importante comunicato: dal 1° gennaio 2019 cambia la prescrizione per le bollette.</p>
<p>Le società che forniscono l’energia elettrica, il servizio idrico e il gas non potranno più richiedere pagamenti per debiti pregressi se sono trascorsi più di due anni: questo non vale solo per i conguagli ma anche per le fatture relative alle bollette ordinarie.</p>
<p>La finalità è quello di limitare il rischio che gli utenti possano essere messi dinanzi ad esorbitanti richieste di pagamento, magari per consumi non fatturati ogni mese.</p>
<p>La novità è che per le vecchie bollette di gas, luce e acqua il termine di prescrizione passa infatti da cinque a tre anni.</p>
<p>Il calcolo della prescrizione è semplice: il pagamento di ogni bolletta può essere preteso solo a partire dal mese successivo ed entro la data di scadenza indicata nella bolletta stessa.</p>
<p>L’invio della bolletta non è però in grado di mettere in mora il consumatore visto che queste sono spedite con lettera semplice. Se pertanto l’utente non paga, la società fornitrice dovrà spedirgli all’indirizzo di residenza una raccomandata a.r. con una diffida. La raccomandata deve giungere entro tre anni dal mese successivo a quello di scadenza della fattura, altrimenti cade in prescrizione.</p>
<p>Il secondo caso è quello del conguaglio. Succede spesso che la società fornitrice della luce, dell’acqua o del gas, dopo aver eseguito la fatturazione tramite letture stimate o basate sull’auto lettura, proceda dopo diversi mesi alla lettura del contatore. Se da questa verifica dovesse risultare un ulteriore debito a carico dell’utente viene emessa una ulteriore bolletta a titolo di conguaglio. Fino ad oggi, però, i gestori hanno effettuato i conguagli con largo ritardo, affidandosi a un termine di prescrizione di cinque anni, e gli utenti erano chiamati a sanare le differenze, spesso care, di conteggi proprio degli ultimi cinque anni. Ora si potrà chiedere il conguaglio solo degli ultimi tre anni.</p>
<p>Le vecchie bollette di gas, luce e acqua non si pagano più neanche quando, tra una diffida e l’altra, passano più di tre anni. Difatti se è vero che ogni lettera di sollecito interrompe la prescrizione, affinché ciò avvenga sono necessarie due condizioni: la lettera deve essere inviata con raccomandata a/r o, per chi ne è munito, con posta elettronica certificata, il gestore deve infatti avere la prova dell’invio e del ricevimento. Inoltre la diffida deve essere spedita entro tre anni da quella precedente o dalla scadenza della fattura. Se dovessero decorrere più di tre anni si verifica la prescrizione.</p>
<p>La stessa società fornitrice dovrà provvedere a cancellare, in automatico, i vecchi debiti caduti in prescrizione. Gli importi oggetto di prescrizione dovranno essere automaticamente esclusi dai pagamenti nel caso fosse stata scelta la domiciliazione bancaria o postale o su carta di credito.</p>
<p>Se l’utente dovesse trovarsi ad affrontare una richiesta di pagamento per debiti fuori termine può presentare un ricorso all’ARERA, tramite la procedura online. Si terrà un tentativo di conciliazione con la società fornitrice, anche tramite Skype, rivolto a ottenere la cancellazione del debito. In caso di mancato accordo si può ricorrere al giudice di pace.</p>
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