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	<title>Avvocato Bari &#124; Studio Legale - Giuseppe PepeBanche &#38; Diritto bancario &#124;</title>
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		<title>Per i mutui non pagati la banca pignora la casa con la semplice notifica presso la casa comunale</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 12:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Non pagare le rate del mutuo espone ad un rischio enorme: la banca può avviare l’espropriazione senza rintracciare il mutuatario in quanto le è sufficiente depositare i documenti ufficiali presso la sede del municipio in cui si trova la struttura. In questo modo si avvia in modo automatico l’intera procedura esecutiva se il debitore nel.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non pagare le rate del mutuo espone ad un rischio enorme: la banca può avviare l’espropriazione senza rintracciare il mutuatario in quanto le è sufficiente depositare i documenti ufficiali presso la sede del municipio in cui si trova la struttura.</p>
<p>In questo modo si avvia in modo automatico l’intera procedura esecutiva se il debitore nel contratto ha accettato questa condizione: dal momento del deposito presso il Comune scattano i giorni utili per difendersi in tribunale.</p>
<p>La stipula del contratto nasconde insidie per le clausole che si sottoscrivono “in automatico”: una di queste riguarda il luogo scelto per ricevere le comunicazioni legali.</p>
<p>Infatti, ai sensi di legge  se il documento indica la segreteria del municipio come luogo di riferimento, la banca utilizzerà solo quel canale ufficiale senza cercare il cliente all’indirizzo di residenza effettivo: questa dichiarazione vale per tutti gli effetti legati al mutuo fondiario.</p>
<p>Contro il deposito dei documenti negli uffici comunali il cittadino ha uno strumento di difesa specifico vale a dire l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 cod. proc. civ.) che permette di denunciare difetti di forma o irregolarità gravi nella documentazione: i termini utili per presentare il ricorso in tribunale iniziano dal momento della consegna dell’atto nella segreteria del municipio.</p>
<p>Questo meccanismo impone a coloro che hanno sottoscritto il mutuo una vigilanza costante sulle notifiche depositate presso le amministrazioni locali; diversamente pur ignorando in buona fede la notifica, i sottoscrittori del mutuo perdono ogni diritto di replica in quanto i termini di legge scadono inesorabilmente. </p>
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		<title>Cosa accade a conto corrente, titoli di stato, investimenti, azioni e obbligazioni in caso di decesso del titolare</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 07:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[Codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela del consumatore]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla morte dell’intestatario di un conto corrente, i familiari hanno l’obbligo di informare tempestivamente la banca affinché compia atti volti ad evitare la sottrazione del denaro da parte di soggetti non ancora legittimati. In ogni caso, l’istituto di credito potrebbe assumere le informazioni sul decesso del cliente anche per proprio conto ad esempio, interrogando l’anagrafe.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alla morte dell’intestatario di un conto corrente, i familiari hanno l’obbligo di informare tempestivamente la banca affinché compia atti volti ad evitare la sottrazione del denaro da parte di soggetti non ancora legittimati.</p>
<p>In ogni caso, l’istituto di credito potrebbe assumere le informazioni sul decesso del cliente anche per proprio conto ad esempio, interrogando l’anagrafe del Comune.</p>
<p>Con la morte del titolare, il conto viene “congelato”: nessuno degli eredi può più prelevare le somme ivi depositate.</p>
<p>Se dovesse farlo al bancomat o allo sportello compierebbe un illecito nei confronti degli altri eredi e sarebbe tenuto a restituire la somma, oppure potrebbe subire una querela per appropriazione indebita.</p>
<p>Inoltre il prelievo successivo alla morte del titolare del conto costituisce un atto di accettazione tacita dell’eredità e impedisce, quindi, la successiva rinuncia o l’accettazione con beneficio di inventario. Chi prende anche solo pochi euro si considera già erede e risponde dei debiti presenti nella successione.</p>
<p>La banca può autorizzare il prelievo dei soldi necessari alle spese funerarie; tuttavia è prima necessaria l’autorizzazione di tutti gli eredi i quali dovranno recarsi allo sportello della filiale ove è acceso il conto e prestare il proprio consenso per iscritto.</p>
<p>La banca non può chiudere il conto solo perché il titolare è morto e il rapporto continuerà anche a produrre spese e costi di gestione. Prima della formale accettazione dell’eredità e individuazione delle quote spettanti ai singoli eredi, nessuno di questi può chiedere l’estinzione del conto .</p>
<p>Viceversa se il conto è in rosso, non scatteranno segnalazioni alla Centrale Rischi della Banca d’Italia nei confronti dei potenziali eredi che ancora non sono divenuti intestatari del rapporto bancario che si verifica solo con l’espletamento delle pratiche di successione.</p>
<p>Se il conto corrente è cointestato, la banca blocca solo la metà di pertinenza del soggetto defunto mentre l’altra metà resta a disposizione del cointestatario ancora in vita.</p>
<p>Difatti, il denaro depositato su un conto corrente cointestato si presume di proprietà dei titolari in parti uguali: in caso di due cointestatari, ciascuno ha la metà del deposito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per sbloccare un conto corrente e far sì che tutti gli eredi possano prelevare la rispettiva quota di pertinenza è necessario che questi diano il via alle pratiche di successione. In particolare, è necessario che presentino, all’Agenzia delle Entrate, la dichiarazione di successione, atto che serve sia per identificare i soggetti eredi con le rispettive quote, sia per liquidare l’imposta di successione e chiudere i conti con il Fisco. Le imposte di successione gravano su tutti gli eredi in via solidale (il che significa che se uno di questi non paga la propria quota, l’Agenzia delle Entrate può pretendere il conto dagli altri eredi).</p>
<p>La dichiarazione di successione andrà poi depositata in banca la quale rilascerà, a ciascun erede, il denaro di cui questi è titolare. Solo in questo momento, quindi, si potrà avere la divisione del conto corrente tra eredi.</p>
<p>Dunque, non è necessario che vi sia il consenso di tutti gli eredi affinché la banca liquidi le rispettive quote: se anche uno di questi non si presenta in filiale per ritirare il proprio denaro o chiederne l’accredito sul proprio conto, gli altri coeredi possono invece pretendere la parte di propria spettanza. È un loro diritto che la filiale non può rifiutare. In caso contrario, ci si può rivolgere all’ABF, l’Arbitro Bancario e Finanziario, anche con un ricorso online. In alternativa ed ultima istanza, c’è sempre il giudice del tribunale.</p>
<p>È illegittima la pratica che qualche banca, in passato, ha compiuto subordinando la divisione del conto alla firma di tutti gli eredi: una volta depositata la dichiarazione di successione si può procedere individualmente.</p>
<p>Maggiori approfondimenti in Conto corrente: cosa succede in caso di morte</p>
<p>Erede non fuma la vendita dei titoli</p>
<p>Oltre al contratto di conto corrente, nella successione potrebbero essere presenti dei titoli di Stato, obbligazioni, azioni, fondi di investimento che, per poter essere venduti, richiedono l’accettazione del relativo intestatario. Al quale, però, in caso di decesso, subentrano gli eredi. Ebbene, che fare se uno di questi non firma la vendita degli investimenti? Cosa possono fare gli altri eredi?</p>
<p>Con la dichiarazione di successione la banca potrebbe dividere in natura i titoli di Stato, assegnando a ciascun erede il valore corrispondente alla propria quota di successione. Tuttavia, non sempre ciò è possibile perché, in un portafoglio, possono essere presenti titoli, obbligazioni e azioni di natura diversa, con scadenze e rendimenti differenti, e differente convenienza. Un’operazione di questo tipo è molto complessa. Sicché, la cosa migliore è la vendita per poi dividere il ricavato tra gli eredi. Lo stesso vale per i buoni fruttiferi postali, considerati come i titoli di Stato.</p>
<p>Ebbene, per vendere i titoli o i fondi è necessario un ordine proveniente da tutti gli eredi cointestatari. Basterebbe anche una procura speciale con firma autenticata, rilasciata a uno dei coeredi. Se un erede non firma, gli altri potrebbero diffidarlo con una raccomandata a.r. Se neanche la diffida sortisce l’effetto sperato, i coeredi possono rivolgersi al giudice affinché, con una sentenza, ingiunga al soggetto in questione di prestare il proprio consenso o, in alternativa, nomini un delegato a sostituirlo nell’adempimento.</p>
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		<title>Anche le carte di credito ricaricabili sono pignorabili</title>
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		<pubDate>Tue, 28 May 2019 06:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[Burocrazia, Atti Giudiziari, Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro, Fisco e Previdenza Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[La carta di credito prepagata   serve per utilizzare il denaro che il titolare ha già depositato in banca in un momento precedente:  però, a differenza delle comuni carte di credito, non è collegata a un conto corrente, ma attinge da una riserva che il cliente ricostituisce di volta in volta, presso la banca, e all’occorrenza..]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La carta di credito prepagata   serve per utilizzare il denaro che il titolare ha già depositato in banca in un momento precedente:  però, a differenza delle comuni carte di credito, non è collegata a un conto corrente, ma attinge da una riserva che il cliente ricostituisce di volta in volta, presso la banca, e all’occorrenza.</p>
<p>Si tratta di una specie di portafogli virtuale, da riempire quando se ne ha bisogno e,  per questo, la carta di credito prepagata può ospitare una limitata quantità di denaro: in sostanza attesta un deposito di denaro presso la banca, accantonato in uno speciale “fondo”</p>
<p>Qualora  il creditore intenda pignorare il conto corrente di una persona, notifica l’atto alla banca: si tratta di un atto molto generico, in cui chiede il blocco non già di uno specifico conto, ma di tutti i rapporti in essere tra l’istituto di credito e il suo cliente, a prescindere dalla forma contrattuale. Vengono quindi pignorati, a seguito di tale atto, tutti i depositi in banca, a prescindere dal nome che si voglia loro dare.   Non c’è quindi alcun bisogno che il creditore indichi il numero di conto corrente o il tipo di libretto di risparmio eventualmente intestato al debitore affinché il pignoramento si estenda anche ad essi.</p>
<p>Questo implica che anche i soldi depositati per la ricarica della carta di credito prepagata vengono automaticamente bloccati dalla banca, a seguito del ricevimento dell’atto di pignoramento notificato dal creditore, per essere poi girati a quest’ultimo dopo l’udienza che si svolge in tribunale, tipica della procedura di pignoramento presso terzi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le carte di credito ricaricabili possono essere pignorate, o meglio, ad essere pignorata non è tanto la carta in sé per sé, ma i soldi che ad essa afferiscono e che si trovano in banca. Non c’è alcun bisogno che il creditore chieda alla banca se il debitore è titolare di carte di credito prepagate affinché la relativa disponibilità venga bloccata. Come detto, questo è un effetto automatico che scaturisce già dalla notifica del generico atto di pignoramento presso terzi.</p>
<p>Quindi, anche se il creditore non sa che il debitore ha delle carte di credito prepagate, queste verranno ugualmente bloccate dalla banca.</p>
<p>Sul come il creditore riesca  a sapere presso quale banca il debitore ha depositato i soldi c&#8217;è da considerare che, a differenza del passato, oggi  tali dati sono pubblici: ciascun creditore, dopo aver notificato l’atto di precetto al debitore, può farsi autorizzare dal presidente del tribunale ad accedere all’anagrafe tributaria, e segnatamente all’archivio dei rapporti finanziari, in uso all’Agenzia delle Entrate, per conoscere il nome dell’istituto di credito ove il debitore ha il rapporto bancario. In questo modo, si riesce a  notificare l’atto di pignoramento  a colpo sicuro.</p>
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		<title>L&#8217;usura è un reato ed esiste anche quella bancaria: conviene sporgere denuncia</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2019 06:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[Codice penale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela del consumatore]]></category>

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		<description><![CDATA[L’usura è una condotta penalmente rilevante, punita dalla legge ed è ancor più grave se commesso da un istituto di credito. Come è noto l&#8217;usura consiste nell’applicazione di tassi d’interesse particolarmente elevati, quando vi è stato il prestito di una somma di danaro: l’elemento che la caratterizza è il dolo, nel senso che può essere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’usura è una condotta penalmente rilevante, punita dalla legge ed è ancor più grave se commesso da un istituto di credito.</p>
<p>Come è noto l&#8217;usura consiste nell’applicazione di tassi d’interesse particolarmente elevati, quando vi è stato il prestito di una somma di danaro: l’elemento che la caratterizza è il dolo, nel senso che può essere punito solamente colui che è consapevole di applicare un tasso usurario agli interessi che chiede.</p>
<p>Ovviamente il tasso di interesse è fissato da una legge che affida al ministero del Tesoro il compito di rilevare trimestralmente il tasso effettivo globale medio degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati. Poi la Banca d’Italia pubblica trimestralmente una tabella con i vari tassi soglia divisi per categoria di operazioni: ci sono quindi tassi soglia di usura diversi per le aperture di credito, gli anticipi e sconti, mutui e leasing.</p>
<p>La stessa legge stabilisce che è usurario l’interesse il cui tasso esorbita di oltre il 50% i tassi medi praticati dalle banche e dagli altri intermediari finanziari.</p>
<p>Anche una Banca può commettere il reato di usura la banca quando applica, all’interno dei propri contratti, un tasso di interesse superiore a quello fissato dalla legge: si tratta di un reato proprio, nel senso che può essere commesso solamente da un istituto di credito, ed punito ancora più severamente in quanto è posta in essere da un istituto specializzato, verso il quale il comune cittadino mostra maggiore affidamento.</p>
<p>E&#8217; possibile difendersi dall’usura bancaria adottando molta attenzione: poiché il tasso legale è reso pubblico ogni tre mesi, prima di sottoscrivere un mutuo è bene confrontare il tasso offerto dalla banca di fiducia con quello pubblicato dalla Banca d’Italia.</p>
<p>Inoltre le banche, oltre al vero e proprio tasso di interesse, richiedono in aggiunta anche altre forme di remunerazione, come le commissioni di messa a disposizione fondi, le spese per movimenti, le spese di tenuta conto: ed a tal proposito la legge dice che per determinare l’interesse effettivo che la banca chiede, occorre tener conto di tutte le forme di remunerazione richieste al cliente</p>
<p>Di conseguenza se il contratto di mutuo, di leasing o di altra operazione risulti con tassi da usura bancaria è necessario sporgere denuncia alla Procura competente oltre ad intraprendere una causa civile affinché quanto indebitamente pagato venga restituito e ogni interesse cancellato: l’ordinamento punisce l’usuraio impedendogli non solo di beneficiare dell’interesse oltre soglia, ma di ogni tipo di interesse, anche quello legale.</p>
<p>Con la denuncia penale, non solo si da avvio alle indagini, ma si ottiene un altro importante effetto: quello di sospendere l’esecuzione dei provvedimenti di rilascio di immobili e i termini relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, ivi comprese le vendite e le assegnazioni forzate.</p>
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		<title>CRIF e Centrali Rischi della Banca d&#8217;Italia: modalità di funzionamento</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Mar 2019 09:35:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si richiede un finanziamento mediante un prestito, un mutuo, attraverso un fido bancario o con una carta di credito, si viene inseriti direttamente, a cura dell’Istituto, in una banca dati chiamata CRIF. Da quel momento tutte le notizie riguardanti il finanziamento, compresi i mancati rimborsi delle rate, verranno conservate qui per un lungo periodo,.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si richiede un finanziamento mediante un prestito, un mutuo, attraverso un fido bancario o con una carta di credito, si viene inseriti direttamente, a cura dell’Istituto, in una banca dati chiamata CRIF.</p>
<p>Da quel momento tutte le notizie riguardanti il finanziamento, compresi i mancati rimborsi delle rate, verranno conservate qui per un lungo periodo, che oltrepassa di almeno tre anni la scadenza del contratto.</p>
<p>Queste informazioni saranno disponibili per tutte le altre banche o società finanziarie alle quali ci si rivolgerà per avere un successivo prestito.</p>
<p>La centrale rischi CRIF, non è la stessa cosa rispetto alla Centrale rischi della Banca d’Italia, nella quale confluiscono solo le posizioni “a sofferenza” cioè le più gravi insolvenze, superiori a 30.000 euro, mentre in CRIF vanno tutte le notizie relative ai finanziamenti richiesti ed ottenuti, a prescindere dal fatto che siano puntualmente rimborsati o meno.</p>
<p>Quindi viene segnalato in centrale rischi Bankitalia solo chi è diventato insolvente a fronte di un prestito o mutuo superiore a un determinato importo dunque la segnalazione è successiva e condizionata al verificarsi di tali inadempienza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In CRIF vengono invece inseriti tutti i dati relativi a ogni tipo di finanziamenti richiesti e concessi, sin dal momento della loro domanda da parte del privato o dell’azienda, e a prescindere dal fatto che siano stati rimborsati o meno; i successivi dati delle rate pagate o non pagate confluiranno comunque in questa banca dati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mentre la Centrale dei rischi è pubblica in quanto gestita direttamente dalla Banca d’Italia, la CRIF invece è semplicemente uno dei più utilizzati “sistemi di informazioni creditizie” (SIC), ed ha natura di società privata, appositamente costituita dagli enti finanziatori, i quali vi partecipano per scambiarsi in modo veloce e sicuro le notizie di comune interesse sul mondo del credito e in particolare su coloro che richiedono finanziamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le informazioni contenute nella CRIF sono consultabili solo da parte delle società che aderiscono al sistema di informazioni creditizie di cui questa centrale rischi è la principale componente e di fatto la più utilizzata dagli operatori: quindi possono accedervi legittimamente solo gli intermediari creditizi autorizzati cioè le banche e le società finanziarie abilitate alla concessione di crediti a privati e a imprese.</p>
<p>Il trattamento di tutti questi dati personali e sensibili può essere effettuato esclusivamente da parte dei soggetti autorizzati, quindi gli istituti di credito (banche e finanziarie) e non da altri soggetti.</p>
<p>Inoltre, anche questi soggetti autorizzati ad accedere ai tuoi dati potranno farlo solo per controllare la puntualità nei pagamenti, la solvibilità come debitore e l&#8217;affidabilità come richiedente finanziamento e mai per altri scopi.</p>
<p>La normativa sulla privacy stabilisce il tuo diritto di conoscere in qualsiasi momento e senza limitazioni i dati iscritti e registrati nella centrale rischi.</p>
<p>Prima di richiedere qualsiasi cancellazione, è opportuno conoscere quali dati sono presenti e da qui stabilire se si vogliono mantenerli oppure cancellarli.</p>
<p>Il sito ufficiale di CRIF consente di inoltrare la richiesta attraverso un modulo online, da inviare firmato insieme ad un documento di riconoscimento.</p>
<p>La centrale è tenuta a rispondere entro 30 giorni, inviando i dati che richiesti all’indirizzo (email o postale) indicati nel modulo.</p>
<p>Per le persone fisiche il servizio è interamente gratuito, come impone il Regolamento sulla privacy, mentre le aziende devono versare un contributo spese .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Rispetto alla cancellazione dei dati è utile sapere che gli stessi non possono essere cancellati prima che sia trascorso un certo periodo e una volta trascorso tale tempo la cancellazione è dovuta e dovrebbe essere operata in automatico dal sistema: attraverso la consultazione e richiesta dati si può sapere se questo è avvenuto oppure no.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli aggiornamenti automatici, infatti, comprese le eliminazioni dei dati più vecchi, vengono talvolta effettuati con ritardo e così le informazioni permangono oltre i tempi previsti.</p>
<p>Per richiedere la cancellazione si può utilizzare il modulo online sul sito di CRIF da inviare via mail, fax o posta alla Società. La CRIF ha il dovere di effettuare la cancellazione dei dati positivi entro 90 giorni dalla tua richiesta.</p>
<p>Per ottenere informazioni sullo stato di evasione della tua richiesta si può consultare il sito inserendo il numero della pratica ottenuto all’atto dell’inserimento del modulo.</p>
<p>In caso di frode, furto d’identità e truffa nel caso, cioè, che qualcuno abbia richiesto  a completa insaputa del soggetto, utilizzando documenti falsi o producendo copie dei documenti, un determinato finanziamento si avrà diritto alla cancellazione di questi dati in quanto vittima di un furto d’identità e di una truffa. L’unica condizione è sporgere una regolare denuncia alle autorità per questo evento in danno, anche a carico di ignoti.</p>
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		<title>I creditori devono rispettare i limiti al pignoramento delle somme depositate in banca o alla posta aggiornate con l&#8217;assegno sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2019 06:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[Burocrazia, Atti Giudiziari, Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Rispetto a tutti i tipi di esecuzione forzata, il pignoramento del conto corrente consta di una procedura rapida e snella   per il creditore. Cambiano per il 2019 gli importi relativi al pignoramento del conto corrente: infatti, il debitore sottoposto a procedura di esecuzione forzata può contare su un importo più alto da sottrarre ai creditori..]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Rispetto a tutti i tipi di esecuzione forzata, il pignoramento del conto corrente consta di una procedura rapida e snella   per il creditore.</p>
<p>Cambiano per il 2019 gli importi relativi al pignoramento del conto corrente: infatti, il debitore sottoposto a procedura di esecuzione forzata può contare su un importo più alto da sottrarre ai creditori.</p>
<p>Questo è l’effetto dell’aggiornamento dell’assegno sociale comunicato dall’Inps, importo che costituisce anche la base di calcolo per definire i limiti di pignoramento della pensione c.d. «minimo vitale», e dello stipendio.</p>
<p>Per il limite al pignoramento del conto corrente è necessario distinguere tra lavoratori dipendenti e pensionati e tutti gli altri soggetti: i lavoratori dipendenti e i pensionati godono di un trattamento di favore rispetto a tutti gli altri debitori; solo nei confronti dei primi esistono dei limiti alla possibilità di bloccare il conto mentre per tutti gli altri il creditore ha più libertà di azione.</p>
<p>Nel pignoramento del conto corrente per lavoratori dipendenti e pensionati, il creditore non può pignorare tutte le somme depositate ma solo una parte di questa.</p>
<p>In particolare: per le somme che si trovano già depositate all’atto della notifica del pignoramento, il “blocco” può riguardare solo la parte del deposito che eccede un determinato importo.</p>
<p>Questo importo si calcola moltiplicando per tre la misura annuale dell’assegno sociale.</p>
<p>Per il 2019, l’assegno sociale è pari a 457,99 euro al mese. Pertanto il triplo dell’assegno sociale è pari a 1.373,97 euro.</p>
<p>Ne consegue che, in caso di pignoramento, possono essere “bloccate” solo le somme che superano tale limite, se invece sul conto c’è un importo inferiore, il pignoramento non tocca il deposito.</p>
<p>Per le somme che vengono accreditate successivamente alla data di notifica del pignoramento a titolo di stipendio o pensioni, il pignoramento può avvenire nella misura di un quinto massimo proprio come quando il pignoramento avviene presso il datore di lavoro.</p>
<p>In sintesi, il conto corrente è pignorabile al 100% solo se non vi vengono depositati redditi da lavoro dipendente o di natura previdenziale.</p>
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		<title>Buoni postali si possono prescrivere, scadere o diventare infruttiferi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 09:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
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		<description><![CDATA[Molti italiani, tradizionalmente affidano i loro risparmi alle Poste Italiane sottoscrivendo i buoni postali. I buoni postali sono un’esclusiva delle Poste Italiane e sono titoli che garantiscono la restituzione del capitale versato, maggiorato degli interessi e sono garantiti direttamente dallo Stato: si tratta, infatti di titoli emessi dalla Cassa depositi e prestiti, società per azioni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Molti italiani, tradizionalmente affidano i loro risparmi alle Poste Italiane sottoscrivendo i buoni postali.</p>
<p>I buoni postali sono un’esclusiva delle Poste Italiane e sono titoli che garantiscono la restituzione del capitale versato, maggiorato degli interessi e sono garantiti direttamente dallo Stato: si tratta, infatti di titoli emessi dalla Cassa depositi e prestiti, società per azioni a partecipazione statale controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.</p>
<p>Il ministero del Tesoro, nel 2000, ha introdotto una nuova normativa in materia di buoni fruttiferi postali, prevedendo che i diritti dei titolari si prescrivono a favore dell’emittente trascorsi dieci anni dalla data di scadenza del titolo.</p>
<p>Dal momento che una differente disciplina della prescrizione avrebbe comportato una disparità di trattamento tra i vari possessori di titoli del debito pubblico, il ministero ha precluso la possibilità di rimborso dei buoni fruttiferi postali dopo lo spirare del termine decennale dalla scadenza da parte della Cassa depositi e prestiti: in pratica, i buoni postali vanno in prescrizione dieci anni dopo la loro scadenza.</p>
<p>La differenza tra scadenza del buono e prescrizione: mentre la prima indica il termine ultimo entro cui il titolo produce interessi, la prescrizione, che matura solamente a partire dalla scadenza, fa venir meno il diritto ad ottenere qualsiasi rimborso, sia di capitale che di interesse.</p>
<p>In altre parole, dal giorno successivo alla scadenza i buoni emessi in forma cartacea diventano infruttiferi e, trascorsi altri dieci anni, si prescrivono. Sul termine di prescrizione si è espresso direttamente il Ministero del Tesoro, secondo cui “I diritti dei titolari dei buoni fruttiferi postali si prescrivono a favore dell’emittente trascorsi dieci anni dalla data di scadenza del titolo per quanto riguarda il capitale e gli interessi” .</p>
<p>La scadenza varia a seconda del titolo sottoscritto. I buoni ordinari emessi fino al 27 dicembre 2000 (Serie Z) hanno una scadenza di trenta anni. Quelli emessi successivamente (dalla serie A1 in avanti), invece, hanno una durata ventennale.</p>
<p>I buoni fruttiferi dematerializzati, invece, non si prescrivono mai poiché alla scadenza vengono automaticamente rimborsati mediante accredito a favore del conto corrente postale o bancario del sottoscrittore.</p>
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		<title>Si può ottenere il rimborso degli interessi non dovuti per l&#8217;anatocismo autorizzato dai clienti con condotte &#8220;aggressive&#8221; delle banche</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jan 2018 10:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo l’istruttoria effettuata dall’ Autorità Antitrust, UniCredit S.p.A., Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. e Intesa San Paolo  hanno adottato condotte aggressive, in violazione del Codice del Consumo, aventi ad oggetto la pratica dell’anatocismo bancario: calcolo degli interessi sugli interessi a debito nei confronti dei consumatori. Dunque l’autorizzazione all’addebito di interessi sugli interessi debitori raccolte dai.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l’istruttoria effettuata dall’ Autorità Antitrust, UniCredit S.p.A., Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. e Intesa San Paolo  hanno adottato condotte aggressive, in violazione del Codice del Consumo, aventi ad oggetto la pratica dell’anatocismo bancario: calcolo degli interessi sugli interessi a debito nei confronti dei consumatori.</p>
<p>Dunque l’autorizzazione all’addebito di interessi sugli interessi debitori raccolte dai correntisti in modo illegittimo da parte delle banche: è stato  sanzionato dall’Antitrust con multe per un ammontare complessivo di 11 milioni di euro</p>
<p>Come è noto il conteggio degli interessi legali sugli interessi debitori è possibile solo per gli interessi che il cliente autorizzi preventivamente ad addebitare sul conto corrente.</p>
<p>Invece  è emerso che le banche hanno attuato una politica di forte spinta all’acquisizione delle autorizzazioni all’addebito in conto corrente nei confronti della clientela, adottando varie strategie con le quali i clienti sono stati sollecitati a concedere l’autorizzazione, nel presupposto che l’addebito in conto corrente degli interessi debitori fosse il modus operandi ordinario e senza considerare le conseguenze di tale scelta in termini di conteggio degli interessi sugli interessi debitori.</p>
<p>L’Autorità ha dunque ritenuto scorrette le modalità utilizzate, per l’insistenza e la forma con cui sono state richieste le autorizzazioni, da condizionare indebitamente i consumatori e da far assumere loro decisioni che non avrebbero altrimenti preso in considerazione dell’applicazione dell’anatocismo bancario, in caso di addebito degli interessi in conto.</p>
<p>A questo punto, al di là della sanzione amministrativa irrogata dall’Antitrust, sorge il diritto dei correntisti interessati dalle pratiche scorrette di richiesta dell’ “autorizzazione all’anatocismo” ad ottenere dalla propria banca il rimborso delle somme pagate a titolo di interessi non dovuti per effetto della capitalizzazione.</p>
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		<title>Anche la banca esercita un potere di controllo sul conto corrente</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 07:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche & Diritto bancario]]></category>
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		<description><![CDATA[La Cassazione con una recente sentenza chiarisce  che i prelievi ed  i  versamenti sul conto corrente non sono sottoposti solo al controllo dell’Agenzia delle Entrate in quanto  anche le banche hanno doveri e poteri di controllo e di segnalazione in caso di operazioni sospette e sproporzionate rispetto al reddito del correntista. In sostanza  la banca può.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione con una recente sentenza chiarisce  che i prelievi ed  i  versamenti sul conto corrente non sono sottoposti solo al controllo dell’Agenzia delle Entrate in quanto  anche le banche hanno doveri e poteri di controllo e di segnalazione in caso di operazioni sospette e sproporzionate rispetto al reddito del correntista.</p>
<p>In sostanza  la banca può controllare i movimenti su un conto corrente attraverso <strong> </strong>il funzionario di banca che può chiedere al cliente chiarimenti sull’origine e sulla destinazione dei soldi che quest’ultimo versa e preleva dal proprio deposito</p>
<p>Tutte le volte in cui vi è un’evidente sproporzione tra le movimentazioni effettuate dal correntista e la sua attività professionale, e pertanto vi è un «indice di anomalia», l’impiegato di banca deve segnalare tali attività alla direzione. Si parla a riguardo di segnalazione di operazioni sospette,  note con l’acronimo Sos.</p>
<p>La direzione poi valuta se inviare la segnalazione alla Uif, l’Unità per l’informazione finanziaria. La segnalazione va ripetuta per ogni movimentazione sospetta e non giustificata dal correntista. La Uif, a sua volta, decide se informare la Procura della Repubblica o meno e, quindi, avviare il procedimento penale nei confronti del correntista.</p>
<p>Basta il semplice «sospetto» di anomalia a far scattare la segnalazione di operazione sospetta; non è quindi necessaria né la piena consapevolezza, né la certezza della commissione dei reati come quello di  usura.  È  sufficiente l’osservazione di circostanze incoerenti, per esempio la sproporzione tra i volumi girati sul conto e l’attività svolta.</p>
<p>La Sos non è una facoltà ma un vero e proprio obbligo per l’impiegato allo sportello che, in caso, contrario, ne risponde personalmente, potendo essere sanzionato dalla banca datrice di lavoro.</p>
<p>È quindi vero  che la normativa antiriciclaggio non pone limiti a prelievi e versamenti sul conto corrente anche se superiori a 3mila euro, e che i prelievi sono liberi, nel senso che non sono sottoposti ai controlli dell’Agenzia delle Entrate; ma è anche vero che resta un potere/dovere della banca chiedere chiarimenti al correntista sull’origine e/o destinazione dei soldi tutte le volte in cui l’operazione risulti sospetta.</p>
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		<title>È vietato prelevare dal conto corrente del defunto anche se l&#8217;erede ha il potere di firma sul conto corrente del familiare deceduto</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jul 2017 07:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Pepe]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritto di famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla morte di un parente, sono numerosi gli adempimenti che gli eredi devono compiere. Ci sono, viceversa, altre operazioni che non si possono effettuare:  l’erede con delega a operare sul conto corrente del genitore defunto non può  prelevare soldi dal conto  bancario, non  prima che sia stata effettuata la dichiarazione di successione e si sia provveduto a dividere.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Alla morte di un parente, sono numerosi gli adempimenti che gli eredi devono compiere.</p>
<p>Ci sono, viceversa, altre operazioni che non si possono effettuare:  l’erede con delega a operare sul conto corrente del genitore defunto non può  prelevare soldi dal conto  bancario, non  prima che sia stata effettuata la dichiarazione di successione e si sia provveduto a dividere la giacenza con tutti gli altri eredi.</p>
<p>Difatti, avere la  “firma sul conto corrente”, ossia l’autorizzazione a operare in autonomia sul deposito,  con  prelievi e versamenti,  conferita dal titolare del conto stesso, non conferisce all’erede il potere di agire in rappresentanza del delegante.</p>
<p>Di questo tema si è  occupata una sentenza della Cassazione, secondo la quale, appunto,  il potere di firma sul conto del genitore non conferisce un generale potere di rappresentanza del delegante.</p>
<p>La banca, da parte sua, è tenuta a consentire i prelievi all’erede titolare dell’autorizzazione a operare sul conto, nonostante la morte del titolare, in quanto  la delega a operare sul predetto conto vincola la banca a equiparare la firma del delegato a quella del delegante.</p>
<p>L’impiegato, quindi, non potrà chiedere all’erede, prima del prelievo, di esibire l’autorizzazione degli altri eredi, avendo questi il potere di firma e, quindi, l’autorizzazione a operare in autonomia.</p>
<p>Ciò però non autorizza affatto il titolare della delega a compiere qualsiasi tipo di prelievo, danneggiando gli interessi degli altri coeredi.</p>
<p>Con la morte del titolare del conto corrente, il familiare con il potere di firma sul conto medesimo, è tenuto a fornire un rendiconto agli altri eredi, di modo che questi possano sapere quanto questi ha preso dal conto divenuto oramai comune.</p>
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